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Il figlio prodigo

Sintesi dell'incontro del primo venerdì del mese di gennaio 2017
Dall’insegnamento di don Alessandro Giraudo - cancelliere della Curia di Torino.


Dal Vangelo secondo Luca 15, 11-32:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Perché quel figlio che era morto è tornato in vita, ma il fratello maggiore che torna dal lavoro dei campi, dalla fatica della sua giornata e sente la festa e la gioia, non vuole entrare. Protesta dicendo: “Dammi ciò che mi spetta, perché io per te ho sempre fatto tutto e tu non mi hai dato neanche un capretto per far festa con i miei amici”.
Il Padre esce ad incontrare anche questo figlio, perché possa partecipare della stessa festa, della sua gioia.
Sono le immagini della nostre relazioni; sono le immagini delle ferite delle nostre relazioni.Quanteincomprensioni anche nelle nostre case, anche nei nostri affetti!
Dentro questa vicenda ci sentiamo trascinati perché ci rispecchiamo facilmente e tante volte nel figlio minore, nel suo bisogno di libertà, nel suo scoprire il fallimento:“Non ho più nulla, ho speso tutto”.Ma forse possiamo ritrovarci, qualche volta, anche nel figlio maggiore, nel suo bisogno di essere riconosciuto per bene che abbiamo fatto, o nel nostro farci giudici inflessibili di ciò che i nostri fratelli compiono.
E’ la parabola della misericordia del Padre, perché è Lui il vero protagonista.
Questasera parliamo del figlio prodigo, ma c’è un figlio prodigo perché c’è un padre, è lui il Padre che dà la sua vita al figlio, che lo lascia andare, è lui che lo attende, è lui che gli corre incontro, è lui che gioisce per il suo ritorno; che invita a far festa, perché quel figlio è tornato alla vita. È Lui, il Padre, che esce anche incontro al figlio maggiore, che ascolta le sue ragioni, che gli mostra il senso di essere famiglia.
“Tuo fratello era morto ed è tornato in vita”.
E’ la parabola che poneal centro la gioia di Dio, perché il desiderio di Dio è quello di poter ritrovare i suoi figli, di poterci permettere di scoprire ancora cosa vuol dire essere amati, desiderati, attesi da Lui.
E’ il Dio che ci attende e che desidera incontrarci.
Il protagonista di questa parabolanon è il peccato, ma è la gioia di quell’abbraccio, in cui il Padre ci accoglie e fa festa per noi.
Una gioia che è più forte della paura, più forte della morte,perché non è un’illusione.
E’ la gioia di sentirsi amati, di scoprirsi attesi, di essere cercati e mai abbandonati.
E’ la parabola dell’essere fratelli perché non solo questi due figli non hanno mai conosciuto il loro padre, ma ognuno dei due ha sempre ragionato solo per sé.
Invece il padre li invita a partecipare di quello stesso dono, di essere figli e fratelli, del fare festa insieme perché l’altro non è solo il figlio del padre, ma è anche fratello.
Come il Padre fa follie per me, così le farà per lui, così le farà per lei, per chi è accanto a me, per il mio fratello, per la mia sorella.
Il peccato divide, ci separa nel sospetto, nell’orgoglio, nel pregiudizio; la misericordia guarisce, ricompone la divisione.
Nel perdono torniamo a vivere, e questa vita nuova è la stessa vita di chi ritrovo accanto a me;due figli, due fratelli che abbracciano tutta la nostra fatica di fidarci di Dio.
In questa parabola troviamo la gioia del ritorno, la gioia della misericordia, la gioia dell’invito a far festa; ma la parabola si chiude con un dubbio: accetto di entrare?, mi lascio convertire?
O qualche volta ancora mi fermo a far valere le mie ragioni, ma trovandomi con nulla tra le mie mani.

 

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Dove c’è vero amore di Dio c’è sempre servizio per l’uomo, un servizio, però, fatto con gioia, con umiltà e con tenerezza. 

(Don Adriano)