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I vignaiuoli ribelli

Sintesi dell'incontro del primo venerdì 7 aprile 2017
Tema: “I VIGNAIUOLI RIBELLI” (Mt 21,33-45)
dalla catechesi di Mons. Valter Danna – Vicario Generale – Diocesi di Torino


Iniziamo con la lettura della Parabola.

«C'era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?”. Gli risposero: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture:La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo;questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?”
Perciò io vi dico: “A voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato”. Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro».
Cercarono di catturarlo ma ebbero paura della folla perché lo considerava un profeta.
Questa è la Parabola dei vignaioli ribelli e omicidi, perché uccidono i servi e anche il figlio del padrone.
Con questa parabola Gesù mette in luce l’atteggiamento di rifiuto dei farisei, degli scribi, dei sacerdoti, cioè di coloro che potevano capire chi era Gesù; questo rifiuto nei confronti di Gesù è il ripetersi della storia del popolo di Israele che ha rifiutato il Messia.
Anche durante la prima predicazione cristiana, quando gli Apostoli si rivolgono ai fratelli ebrei, questi non riconoscono Gesù come Figlio di Dio. Questo rappresenta il dramma di Dio che offre il suo amore gratuito all’uomo, ma viene rifiutato.
È proprio il dramma che viviamo nella settimana santa, nella Passione del Signore, nella sua morte che è dovuta al peccato e al rifiuto dell’uomo.
Il peccato di Israele è anche il nostro peccato; infatti noi vogliamo fare da padroni per la nostra vita senza ascoltare il Signore che parla attraverso i Profeti, il proprio Figlio, la Chiesa e attraverso le vicende della nostra vita.
Questa era proprio la pretesa dei farisei, degli scribi e dei sacerdoti del tempo di Gesù che si sentivano gli arbitri e i giudici della stessa Parola di Dio.
Nei confronti del Figlio che il Padrone manda a riscuotere i suoi diritti, i servi si accaniscono perché lui è l’erede, allora dev’essere eliminato ‘fuori della vigna’; questo particolare è importante perché allude al fatto che Gesù venne crocifisso fuori delle mura di Gerusalemme. Così Gesù anticipa i fatti della Passione, una storia di violenza, di uccisione; ma è la storia della nostra salvezza.
Gesù, alla fine del racconto, chiede che cosa farà il padrone della vigna a quei contadini, e sono proprio i suoi avversari a rispondere che ucciderà quei malvagi e darà la vigna ad altri. Subito non si sono accorti che Gesù si riferiva a loro, e rispondono in modo corretto, ma non ne traggono le giuste conseguenze a causa della loro cecità spirituale. Questa parabola ci rivela chi è Gesù, ma anche che ci sarà un giudizio.
Gesù Cristo crocifisso è la risposta d’amore inaspettata e unica per gli uomini peccatori e disobbedienti; solo in Gesù c’è la salvezza, la grazia e la vita.
Poi Gesù porta anche ad un giudizio dicendo che il regno sarà tolto e sarà dato ad un altro popolo; avvenne proprio così: l’annuncio del regno rifiutato dagli ebrei passa ai pagani, passa ad altri che lo faranno fruttificare.
Dio è la pietra che salva, ma può anche diventare la pietra di inciampo e noi dobbiamo assumerci la responsabilità della nostra vita, di quello che facciamo in previsione del nostro giudizio.
Gesù che è venuto per salvarci tornerà un giorno a mettere in evidenza con un giudizio finale, chi lo ha accolto e chi lo ha rifiutato;ma non è tanto lui che giudica, ma noi stessi che saremo giudicati dal nostro atteggiamento, cioè da quello che abbiamo fatto.Dio si è preso cura della sua umanità che ha creato a sua immagine e somiglianza e ci chiederà conto se, sulla base della sua Parola avremo prodotto una civiltà che ha riconosciuto i diritti e la dignità delle persone.
Purtroppo quando l’uomo si rende autonomo e vuole essere l’arbitro del bene e del male, non sente più il bisogno del Signore, del padrone della vigna, e pensa di stare in piedi da solo, ma la superbia dell’uomo moderno lo allontana totalmente da Dio.
La vigna può essere paragonata alla comunità di tutti i battezzati; anche nella Chiesa molti vivono una religione “fai da te”, selezionando come vogliono loro i comandamenti, le verità della fede che sono più facili o più comode o più belle lasciandone altre.
Oggi si parla addirittura di una religione senza Dio; c’è un modo religioso di vivere, senza mai identificare un Dio che abbia un volto. Questa è la tentazione per i cristiani, quando cercano le consolazioni di Dio, anziché il Dio delle consolazioni.
Noi non dobbiamo cercare il benessere spirituale nelle nostre pratiche religiose facendoci una religione ‘fai da te’, ma dobbiamo cercare l’incontro con Colui che ci ama da sempre, Dio, che è più grande di quello che noi possiamo immaginare.
Non si riconosce più l’impegno nel seguire la volontà di Dio, e Dio viene ritenuto un despota, un padrone di quelli terribili, non più come il creatore buono, il redentore paziente e fedele.
In conclusione preghiamo perché noi cristiani, che vogliamo credere davvero nel Signore, sappiamo diventare sempre di più annunciatori credibili della vittoria di Cristo sulla morte e possiamo portare nella vigna del Signore, che è il mondo, l’umanità, la Chiesa, frutti degni di figli fedeli al Padre misericordioso.
Che lo Spirito Santo ci aiuti e così sia.

A cura di M.M.

 

 

 

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Dove c’è vero amore di Dio c’è sempre servizio per l’uomo, un servizio, però, fatto con gioia, con umiltà e con tenerezza. 

(Don Adriano)