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L’uomo ricco

Sintesi dell'incontro del primo venerdì 2 giugno 2017
Tema: “L’uomo ricco”  (Lc 12,16-21)
dalla catechesi di don Antonio Nora, docente presso la Pontificia Università Salesiana, Sezione di Torino.

Il tema di questa sera è piuttosto impegnativo, nel senso che ci tocca nel cuore e che riguarda il nostro rapporto con i beni terreni.

Nella Bibbia, la ricchezza è vista come una benedizione, un dono di Dio, ma è anche chiaro che la povertà è sempre colpa del ricco, perché se ci sono i poveri è forse perché qualcuno si è preso troppe cose non lasciando agli altri ciò che, giustamente, costituisce la loro parte. Ecco perché Dio ha sempre un occhio di riguardo per i poveri, perché Dio è padre di tutti noi.

Gesù sceglie di essere povero, ma questo era strano perché a quel tempo gli altri rabbini non facevano la sua stessa scelta; infatti nella sua predicazione egli mette in evidenza i rischi che comporta la ricchezza. Gesù non se la prende con i ricchi, non demonizza la ricchezza, però ci mette in guardia di fronte ad alcuni pericoli che si possono correre. Per esempio, tante volte un ricco a causa della sua empietà, spesso si arricchisce alle spalle di altri.

Certo, ci sono anche tante persone che sono diventate ricche perché hanno lavorato onestamente e hanno fatto degli investimenti saggi. Però la storia ci insegna, che in tanti casi, c’è gente che si arricchisce perché altri, invece, diventano sempre più poveri.

Altro pericolo è quello dell’orgoglio; i ricchi corrono il rischio di pensare che possono fare tutto quello che vogliono con i loro soldi, che non hanno bisogno di niente e di nessuno, quindi diventano anche chiusi in sé stessi e spiritualmente ciechi. Avete presente il ricco epulone, che non si accorge di Lazzaro che sta lì vicino a lui aspettando di poter prendere qualche mollica caduta dalla sua tavola.

Altro rischio è quello dell’incredulità, cioè di pensare che in fondo Dio non esiste, perché uno che è ricco con le sue sostanze può avere tutto quello che vuole. Da questo punto di vista chi è povero può soltanto avere fiducia in Dio, rimettersi totalmente a Lui.

Da ultimo il rischio di pensare che, al primo posto nella vita, ci sono i soldi, c’è la ricchezza, e questo comporta il rischio dell’idolatria; infatti, nel Vangelo troviamo scritto che non si può servire a due padroni, a Dio e a mammona. Mammona è il potere economico, è il denaro fatto persona, è l’idolo che prende il posto di Dio. Insomma, si corre il rischio di credere non nel Dio trino, ma nel dio quattrino, questo è un pericolo molto forte.

Pertanto, vediamo che nella Bibbia la ricchezza in sé non è condannata, anzi è una benedizione, è un dono di Dio, ma Gesù ci mette in guardia di fronte ai pericoli che ne possono derivare, che sono quelli che abbiamo detto: l’empietà, l’orgoglio, l’incredulità, l’idolatria.

Molte persone pensano che la felicità derivi dalla ricchezza, oppure vivono solo per accumulare, per cui la ricchezza, anziché diventare un mezzo, uno strumento che abbiamo a disposizione, diventa un fine, una ragione di vita.

Gesù ci aiuta a rimettere le cose nella loro giusta dimensione, ci aiuta a ricordare la vanità delle cose materiali. Pertanto suggerisco di leggere il passo di Vangelo secondo Luca 12,16-21.

La vita di un uomo ricco non è garantita dai suoi beni. Gesù dice di stare attenti perché il denaro non è la fonte della vita e di fronte alla morte siamo tutti uguali.

Questo tizio non muore perché è cattivo, non è che Dio lo punisce e lo fa morire, ma muore perché la morte è una cosa normale che capita nella vita. Notate anche che questo uomo non è disonesto, ma muore improvvisamente; di fronte a questa prospettiva Gesù ci invita a farci dei tesori in cielo perché oggi ci siamo e domani non ci siamo più.

Nel brano di Vangelo sentiamola domanda: “quello che hai preparato di chi sarà?”; magari sarà di qualche figlio prodigo che sperpera tutto il patrimonio del padre. Questo ci aiuta a capire che i beni di questo mondo sono importanti, però non sono tutto, non ci dobbiamo attaccare il cuore, perché quando andremo di fronte al Signore, lui non ci chiederà quanti soldi abbiamo messo da parte, ma il giudizio sarà su tutt’altra cosa.

Allora, come facciamo ad accumulare dei tesori in cielo, come facciamo a diventare ricchi davanti a Dio? Qui il Vangelo ci indica una strada molto chiara:“mi avete dato da bere, mi avete dato da mangiare, ero nudo mi avete dato da vestire, ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,35). Questo è ciò che conta.

Il primo insegnamento di questa parabola è quello che non dobbiamo essere avidi di cose che non ci porteremo dall’altra parte e che non contano di fronte a Dio.

Il secondo insegnamento è quello che dobbiamo essere sempre pronti in quanto non sappiamo né il giorno né l’ora in cui andremo incontro al Signore; soprattutto dobbiamo ricordarci che l’unica cosa che davvero conta, è il giudizio di Dio al quale dobbiamo rendere conto di come avremo utilizzato i nostri beni. Insomma, si tratta di stare in questo mondo, ma, con il cuore altrove. Il problema non è quanti soldi uno ha, ma è l’atteggiamento che ha verso la ricchezza.

In proposito, vi racconto un fatto che riguarda la vita di sant’Antonio da Padova.

Mentre frate Antonio predicava a Firenze morì un uomo molto ricco che non aveva ascoltato le esortazioni del Santo. I parenti del defunto vollero che i funerali fossero splendidi e invitarono frate Antonio a tenere l’elogio funebre. Grande fu la loro indignazione quando udirono il Santo frate commentare la parole del Vangelo: “ove è il tuo tesoro ivi è anche il tuo cuore”, dicendo che il morto era stato un avaro e un usuraio.

Per rispondere all’ira dei parenti ed amici il Santo disse:“Andate a vedere nel suo scrigno e vi troverete il cuore”. Essi andarono e con grande stupore lo trovarono palpitante in mezzo al denaro e ai gioielli. Chiamarono pure un chirurgo perché aprisse il petto al cadavere, questi venne, fece l’operazione e lo trovò senza cuore.

Dinanzi a tale prodigio parecchi avari e usurai si convertirono e cercarono di riparare al male compiuto. Per tale motivo la cittadinanza lodò con entusiasmo Dio e il suo Santo.

A cura di M. M.

 

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Dove c’è vero amore di Dio c’è sempre servizio per l’uomo, un servizio, però, fatto con gioia, con umiltà e con tenerezza. 

(Don Adriano)