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Gesù e i malati

Sintesi dell'incontro del primo venerdì del mese - 9 novembre 2018
Tema:  “Gesù e i malati” (Mt 4,24)
dalla relazione di don Giovanni Morero - Vice Padre Generale del Cottolengo

Nel capitolo X del libro degli Atti degli Apostoli leggiamo il discorso che San Pietro fece nella casa di Cornelio, dov’era stato chiamato per parlare di Gesù, per far conoscere la sua missione, la sua identità e chi era veramente.
San Pietro incomincia dicendo: “Voi sapete cosa è accaduto in tutta la Giudea, dopo il battesimo di Giovanni, cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth, il quale passò beneficando e risanando tutti quelli che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui”.
Anche il Vangelo di Marco racconta i miracoli di guarigione operati da Gesù. Folle intere accorrevano dovunque Gesù passava; già nei primi tempi era nota a tutti questa facoltà di Gesù e questa sua azione guaritrice nei confronti dei malati.
Queste guarigioni diventavano una testimonianza che Dio era in Gesù. Solo Gesù poteva operare certe guarigioni così miracolose, come risvegliare e far rivivere dalla morte le persone: pensiamo al bambino figlio unico di madre vedova, e a Lazzaro. Questo ci ricorda la dottrina teologica secondo cui la malattia è conseguenza del peccato. La malattia è un segno della soggezione di questo mondo a satana. Gli ebrei e i maestri della Legge del tempo di Gesù indicavano una corrispondenza tra malattia e peccato del soggetto che era malato, come se la malattia fosse una punizione diretta di un peccato personale.
Per Gesù non è così e lo dice chiaramente nel Vangelo di Giovanni parlando del cieco nato; i discepoli gli chiedono: “Chi è che ha peccato perché lui è cieco? È’ lui che ha peccato o i suoi genitori?”. Gesù risponde che né lui né i genitori hanno peccato, ma questo Dio l’ha permesso perché serve a mettere in luce la sua potenza, la sua misericordia e serve per dare gloria a Dio. Quindi la malattia per Gesù non è un castigo alla persona e neanche conseguenza del peccato dei suoi genitori.
Le guarigioni di Gesù non sono soltanto un atto sanitario di guarigione fisica, come potrebbero fare in tanti casi i medici e la scienza, Gesù va oltre, arriva dove i medici falliscono.
È bello anche l’episodio della donna che soffriva di emorragie, che aveva speso tutti i suoi beni girando da un dottore all’altro senza avere nessun beneficio; credo che molti si possano rispecchiare in questa situazione. Gesù invece con una parola mette fine alle sue sofferenze: non è soltanto una guarigione fisica, ma di tutta la persona, corpo e spirito.
Citiamo l’episodio in cui portano a Gesù un paralitico al quale Gesù dice: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”. Questo suscita scandalo nei benpensanti e nei maestri della legge che si domandano: “Come può costui dire che gli sono rimessi i peccati, solo Dio può perdonare i peccati?”. Difatti lì c’era Dio che perdonava i peccati, ma loro non credevano in Gesù e allora rifiutavano di accogliere questa guarigione in senso pieno. Gesù guarisce il male della malattia, ma ne guarisce anche la causa che è il peccato, quindi risana completamente l’uomo.
Gesù non è mai andato a cercare i malati, sono sempre stati loro a venire da lui.
Qualche volta Gesù ha preso l’iniziativa, per esempio nel caso del ragazzo di Naim, figlio unico della vedova, che veniva portato al cimitero e Gesù si è sentito profondamente toccato dal dolore di questa donna; ferma il corteo e risuscita quel ragazzo.
Gesù fa tutte queste cose per dimostrare la misericordia di Dio, l’amore del Padre e manifesta la sua umanità commuovendosi di fronte alla sofferenza. Nel caso del suo amico Lazzaro Gesù si commuove fino alle lacrime pensando al dolore che stanno provando le sorelle.
Però, non sempre Dio ascolta le nostre preghiere con cui chiediamo la guarigione e lascia che uno muoia. Gesù ha lasciato che il suo amico Lazzaro morisse, in quel caso per risuscitarlo; in altri casi questo non avviene perché i disegni di Dio non sono i nostri e non possiamo pretendere di capire perché e come Dio fa o non fa certe cose.
Gesù guarisce anche per premiare la fede per farla crescere e perfezionarla. È lui stesso che dice: la tua fede ti ha salvato.
Pensiamo a quel papà che porta il suo figlio epilettico a Gesù e gli dice: “Se tu vuoi puoi guarire mio figlio”. Gesù si rende conto che sua fede è imperfetta e lo porta a crescere nella fede e a maturare per fargli raggiungere anche la vera salvezza.
I miracoli operati da Gesù non sono mai fine a se stessi, ma per annunciare il Regno di Dio.
Le guarigioni sono un segno della potenza di Dio che opera in Gesù, per cui fanno riflettere, e la gente si chiede: ma chi è costui che opera delle cose così straordinarie, meravigliose, veri e propri miracoli?
Pietro arriva poi ad affermare: “Tu sei il Cristo, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Dio venuto tra di noi”.
Inoltre i miracoli sono la conferma del compimento delle profezie che preannunciano la venuta del Messia. Lo leggiamo in Isaia e in tanti altri profeti che presentano un’immagine di umanità guarita: gli zoppi salteranno di gioia, i ciechi vedranno, i sordi udranno, i muti parleranno. Gesù quando legge questo brano di Isaia, nella Sinagoga di Nazareth conclude dicendo: “Ecco, oggi queste parole si sono avverate qui davanti a voi”.
Gesù ha voluto molto bene ai malati e lo ha dimostrato tante volte portandoli alla guarigione, ma sempre condividendo la loro sofferenza. Oltre ad operare tanti miracoli di guarigione, Gesù, essendo l’agnello di Dio, si è caricato sulle spalle i nostri peccati e la loro conseguenza: il dolore, la sofferenza e le malattie.
La Chiesa oggi ha cura dei malati con il sacramento dell’unzione degli infermi e anche noi cristiani siamo chiamati a continuare la missione di Gesù con l’assistenza ai malati negli ospedali, nelle case di riposo, nelle famiglie stesse, curandoli e annunciando loro il Regno di Dio.
Amen.

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Dove c’è vero amore di Dio c’è sempre servizio per l’uomo, un servizio, però, fatto con gioia, con umiltà e con tenerezza. 

(Don Adriano)