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La vera vite

Sintesi dell'incontro del primo venerdì del mese di diceembre 2016
Dalla relazione di Padre Emanuele Marigliano Priore del Monastero cistercense “Dominus tecum” di Pra d’Mill

Tra le varie parabole che si incontrano nell’Antico Testamento, una delle più note era quella della Vigna, con la quale si identificava il popolo di Israele, e della quale Dio si prende cura. Ma non sempre queste cure avevano avuto successo a causa dell’infedeltà e della ribellione del popolo di Israele.
Gesù, nell’ultima sera che trascorre con i suoi discepoli, riprende la parabola della Vera Vite, ma in modo tutto nuovo, svelando il significato di quanto Egli ha fatto e offrendo ai suoi una strada da percorrere.

Quattro gli aspetti su cui desidero soffermarmi.

Innanzitutto la vite. La vite, usata un tempo per identificare il popolo d’Israele, ora viene ripresa da Gesù per parlare di sé! La vera vite è Gesù e noi i tralci… questa è la novità! Gesù si mette dalla parte del popolo di Israele, si mette dalla parte dell’uomo! Identificandosi con la vite vuole farci comprendere che Dio non è estraneo o distante dalla vita dell’uomo ma vivendo della stessa vita dell’uomo rende partecipe l’uomo della vita di Dio.
Dio si incarna perché la Vigna dell’Antico Testamento che era incapace di produrre uva buona, fosse innestata in un ceppo che dona vita e questo ceppo è il Cristo stesso che ha assunto la nostra natura umana. Gesù ricorda ai suoi discepoli che con la sua incarnazione è venuto a stipulare una nuova alleanza in cui rivendica per sél’umanitàe desidera che la Vita vera, quella che scorre nelle sue vene, scorra anche nelle vene di tutta l’umanità, di tutti i tralci a Lui uniti, perché possano portare frutto.

Poi i tralci. Se Cristo è la vite, noi siamo i tralci, e l’invito è a rimanere in Lui, nel suo Amore. Ancorarsi al suo Amore perché la sua Vita possa scorrere nelle nostre vene, nella nostra vita, nel nostro quotidiano.
Questo è l’unico modo per portare frutto. Ma cosa significa rimanere in Lui? Cosa fare per rimanere nel suo Amore? Non grosse cose! Gesù ne indica una sola.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi
Custodire la sua Parola, è l’unica cosa necessaria. Frequentarla, leggere, confrontarsi con la Sacra Scrittura, in particolare con i Vangeli. Familiarizzare con essi, farne diventare la nostra preghiera del cuore.
La Parola ascoltata farà il suo corso nelle nostre vite, nei nostri cuori, anche quelli più duri ed incalliti.
Se c’è un vero ascolto della Parola, c’è un vero incontro con Gesù e questo incontro trasforma il cuore e la vita; cominceremo a comportarci come Lui, ad avere uno sguardo sui fratelli e sul mondo come è il suo…. La linfa che scorre nella Vite, passa anche nei tralci.
Ma per ascoltare veramente, è necessario un cuore aperto, un cuore umile, di chi sa che ha bisogno di una Parola che lo salvi… occorre un cuore sfrondato e alleggerito da tante cose che possono rappresentare un ostacolo.

È così che Gesù parla della potatura. L’agricoltore pota i tralci che sono uniti alla vite, perché portino più frutto.

Ma attenzione!! È l’agricoltore che pota, non siamo noi!
Gesù ci mette in guardia dal voler fare tutto da noi in modo autonomo. È il Signore che si preoccupa del nostro cammino, di farci crescere anche attraversole potature.Quali? Noi forse ci immaginiamo chissà che cosa. Ma le potature che ci fanno crescere e portare frutto sono semplicemente le potature che avvengono nella vita di tutti i giorni. Proviamo a pensare… una difficoltà, un fallimento, un problema… quale atteggiamento ho di fronte a tutto questo? Come reagisco quando la mia vita sembra non andare verso ciò che desidererei, se non riesco in un tale lavoro, se vivo un fallimento, se mi capita qualcosa che mi spiazza? Tutto questo non è forse una potatura?
Non voglio dire che bisogna avere un atteggiamento remissivo e passivo verso ciò che ci capita, ma neppure accanirsi maledicendo, mormorando contro, o abbandonandosi alla disperazione.  San Paolo invita i fedeli della Chiesa di Tessalonica dicendo “State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa infatti è la volontà di Dio” con la fiducia che, come leggiamo nella lettera ai Romani, “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.
Dio, nostro Padre, non si prenderà cura di noi?Nonfarà di ogni cosa occasione di trasfigurazione? Siamo nelle sue Mani, cosa temere?

Infine il frutto. In questo è glorificato il Padre, che portiate frutto e diventiate miei discepoli!
Gesù parla di frutto, il frutto che nasce dalle cure del vignaiolo ma il frutto non può che spuntare dal tralcio.
Questo aspetto è interessante. Con questa parabola Gesù vuole dire che, affinché la vigna porti frutto è necessario che il tralcio sia unito alla vite, ma allo stesso tempo Gesùsi lega a noi perché Lui, la vera Vite, per portare frutto, ha bisogno di noi… senza di noi la vigna non porta frutto… ma al tempo stesso se il tralcio non è unito alla Viterimane sterile… senza di me non potete fare nulla!
Perché il mondo, l’umanità possa godere del frutto della Vita divina, Dio ha bisogno di discepoli che siano uniti al Cristo, che ascoltino la sua Parola, che benedicano Dio in ogni situazione, che vivano come Cristo ha vissuto, che preghino e intercedano, come un povero che non pretende ma che riconosce che ha bisogno della Vita che viene dall’alto, che ha bisogno di tutto…
Bellissimo è questo passo diVangelo “se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto!”. Portare frutto, essere discepoli, è essere uniti a Lui, è chiedere con fiducia, ma senza pretendere, ad immagine di Cristo che chiede al Padre la salvezza per l’umanità tutta, che chiede guarigione, pace, unità per i suoi discepoli… ma che si rimette con fiducia alla volontà del Padre.

Dio ascolta la nostra preghiera e la prende sul serio, realizzandola, forse però attraverso vie che non sono le nostre, o in modi che noi non ci immaginiamo… ma la realizzerà!

(sintesi a cura di Padre Emanuele Marigliano)

 

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Dove c’è vero amore di Dio c’è sempre servizio per l’uomo, un servizio, però, fatto con gioia, con umiltà e con tenerezza. 

(Don Adriano)